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Credere

Ogni volta che qualcuno ci chiede: “Qual è la nazione che più vi è piaciuta?“, abbiamo sempre molta difficoltà a rispondere, perché di ognuna di esse ci è rimasto un bellissimo ricordo.

Solitamente rispondiamo che la nazione più sorprendente è stata sicuramente l’India.

“l’India è un paese povero, ma è anche un paese in cui la gente ha meno bisogni, meno desideri, per questo è in fondo un paese molto più <<contento>> di altri.”

A differenza della altre nazioni che abbiamo visitato, è stata una delle poche ad aver mantenuto intatta la sua unicità, senza farsi troppo contaminare dal mondo occidentale.

Tutte le tradizioni e i riti che sono nati in questa terra continuano ad essere rispettati e celebrati, ed è proprio per questo che ci siamo innamorati dell’India.

In occidente abbiamo smesso di celebrare tutti quegli eventi che rendono speciale la vita di ognuno di noi.

Ad esempio, nel libro “Un’altro giro di giostra” di Tiziano Terzini, dal quale abbiamo tratto lo spunto riflessivo e alcune citazioni per l’articolo, si parla di come tempo fa’, quando un ragazzo compiva i quattordici anni, gli si regalava il primo paio di pantaloni lunghi per celebrare la maggior età.

Una tradizione che si è persa già dai nostri genitori, solamente i nostri nonni la ricordano.

Facendo così tutti questi eventi straordinari hanno perso d’importanza e quelli che dovrebbero essere giorni speciali da festeggiare insieme a chi amiamo, diventano dei giorni come gli altri.

In india, la giornata di ogni persona è costellata di piccole cerimonie.

Ogni mattina, ad esempio, le donne disegnano sul pavimento di fronte alla porta di casa, alcuni motivi circolari con la farina di riso.

Facendo così la casa e le persone che la abitano sono protette e a fine giornata il disegno scompare quasi per magia, dopo che le formiche hanno mangiato la farina, così che la donna dovrà disegnarne un’ altro l’indomani.

Quando eravamo in India osservavamo con estremo interesse il rispetto e la devozione che le persone mostravano nei confronti delle vacche, uno degli animali più sacri per gli indiani.

Ogni persona che passava di fianco a questo animale gli toccava la testa o il sedere e recitava alcune parole abbassando il capo.

Tutte queste usanze vengono seguite tutt’ora perché le persone credono nel loro effetto benefico.

Dopo 3 mesi trascorsi qui in India, stando a contatto con le persone e osservando i loro gesti, abbiamo piano piano riniziato a “credere”.

Perché il potere di credere in qualcosa, è una qualità che in molti, come anche noi, hanno preso.

“Come ero diventato scettico, razionalista! Mi era piaciuto sentirmi vaccinato contro ogni credo, contro ogni superstizione! Ma ora non avevo più nulla. Non la capacità di provare quel che provava quella gente”

Abbiamo smesso di credere in Dio, in qualsiasi tipo di religione perso ogni tipo di spiritualità.

Non crediamo più nella scienza, nella medicina e in qualsivoglia forma di sapere.

Questo ci ha reso scettici e sfiduciosi, timorosi e diffidenti nel prossimo, così tanto da dubitare persino delle persone a noi più care.

Abbiamo perso ogni forma di autostima, smettendo di credere in noi stessi e nei nostri sogni, sabotandoci per paura di sbagliare.

Ora con questo non possiamo dire di aver capito in quale religione sia giusto credere o di essere delle persone totalmente sicure di sé.

Possiamo però dirti con certezza che con un sorriso si può migliorare, anche per pochi secondi, la giornata di chi incrociamo.

Crediamo che le piccole attenzioni che diamo a chi amiamo li faccia sentire amati e più sereni.

Crediamo che, ogni gesto di bontà, possa anche solo di poco migliorare il mondo in cui viviamo.

Tutte le citazioni sopra riportate sono tratte dal libro “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani.

Grazie per la lettura.

Aurora & Mario.